Cosa sono le “Code di Bosco”?

 

...un luogo geografico

...un luogo della Natura

...un luogo dell'Uomo

...un luogo nella Storia

...un luogo dell'Animo

 

Un luogo geografico

Le Code di Bosco rappresentano l'estrema propaggine sud orientale del bosco del Cansiglio.piantina

Sono individuabili grossomodo nella zona delimitata:

  • a sud ovest dalla dorsale del Col Alt
  • ad Est dalla rotabile che dal Gaiardin sale verso le malghe comunali di Caneva: Pizzoc e Brusada,
  • a sud, dagli ultimi pascoli prima del bosco, sopra la località La Maloria
  • a nord dal Col Oliver ed alle prime pendici del col Brombol e del Col Maior.

Pur non facendo parte della Foresta Demaniale del Cansiglio propriamente detta (delimitata dai confini fissati nel 1875), ad essa è collegata dai boschi di faggio che degradano dal Col Brombol e Col Maior, fino al Col Oliver e giù giù fino alla valletta delimitata dal Col Alt e dal Gaiardin.

Al tempo i cui i pascoli dominavano il paesaggio prealpino fino alla foresta vera e propria, ossia da tempo immemorabile fino agli anni cinquanta/sessanta del secolo scorso, le Code di Bosco erano realmente una striscia (coda) di vegetazione ad alto fusto, circondata dalla zona a prato delle malghe, sia sul lato trevigiano che su quello pordenonese.

Due luoghi indicano chiaramente la zona: La malga Coda di Bosco, a quota 900 m lungo la strada del Gaiardin e, soprattutto, la casera Code di Bosco, poco discosta dalla strada che sale da Villa di Villa di Cordignano a quota 750m circa. Entrambe le Casere si trovano al limitare del bosco d'alto fusto.

In primavera, se guardiamo dalla pedemontana che sta tra il Veneto e il Friuli, le Code di Bosco si distinguono per il colore verde chiaro saturo dei faggi, che risalta sul resto della vegetazione del paesaggio circostante.

 

Un luogo della Natura

foto code 02Le Code di Bosco sono un luogo meraviglioso da un punto di vista naturale. Sono il luogo di passaggio tra quella che un tempo era una zona di pascoli e la faggeta esterna del Cansiglio.

Oggi la zona a Pascolo non esiste più ed è ridotta ad appezzamenti di prato degradato, circondati e spesso invasi dalla vegetazione cedua, tipica delle pendici prealpine trevigiano/pordenonesi.

Questa zona è quindi caratterizzata dalla presenza pervasiva di arbusti di Nocciolo, Carpine, Faggio, con qualche rado Castagno e un sottobosco ricco, ma costantemente minacciato dall’invasione di rovi.

La zona superiore di bosco vero e proprio è prevalentemente caratterizzata da faggeta coetanea, in associazione con radi abeti rossi, piu' frequenti nelle zone depresse o doline. Altra presenza caratteristica della zone limitrofe alle Code di Bosco è quella dei pini (varietà montano e silvestre), specialmente nelle zone piu' esposte a est, sul Gajardin.

Le Code di Bosco sono frequentate dagli animali selvatici tipici del Cansiglio, anche se la forte penetrazione antropica, sotto forma di strade, sentieri e casere, ne inibisce una presenza consistente e continuativa.

Fra gli animali di taglia maggiore, i cervi sono presenti nella stagione invernale, quando migrano a Sud ed a Sud-Est dalla zona stanziale delle valli del Cansiglio centrale. Più rari, perché numericamente meno consistenti, i caprioli. Sicuramente presenti la volpe ed il tasso che spesso scendono più a valle fino alle pendici della montagna. Una presenza nuova, e per certi aspetti devastante, è quella del cinghiale.

In alto, sopra le chiome delle Code di Bosco, rotea la poiana che tradisce la sua presenza con i suo inconfondibile richiamo.

Da un punto di vista geologico le Code di Bosco, come tutto il massiccio del Cansiglio, è costituito da rocce sedimentarie di origine marina ed è tutto modellato dal carsismo. Talvolta nelle doline si formano dei ristagni d'acqua, le "lame". Ma non ci sono fiumi o laghi in questo altopiano carsico e permeabile anche se poco più a valle, intorno ai 400-500 m, si possono trovare le sorgenti della Val Lusiera, sul lato friulano, ed il pozzo della val Posocco sul lato veneto.

 

Un luogo dell'Uomo

L’uomo è da sempre presente sulle pendici del Cansiglio, perché questi luoghi contenevano una, seppur magra, fonte di ricchezza da sfruttare: il pascolo ed il bosco.

Il paesaggio alpino che conosciamo ed apprezziamo è il risultato della millenaria interazione tra ambiente naturale e attività antropiche. Tra queste, l'attività pastorale ha avuto un ruolo predominante, favorendo all'interno del manto forestale, che sicuramente in età antica si estendeva fino alla pianura, la creazione di aree aperte, costituite da prati e pascoli, che rappresentavano in passato una risorsa fondamentale all'interno del sistema agro-zootecnico alpino. Tali risorse sono state sfruttate a fondo fino alla prima metà del secolo scorso, epoca in cui la montagna si presentava a pascoli fino alle Code di Bosco, a tal punto da apparire del tutto spoglie da alberi ed arbusti.

I principali elementi che oggi si riconoscono e che rendono caratteristica l’impronta umana nel paesaggio delle Code di Bosco sono i sentieri, i muri a secco e le casère, con le relative stalle.

  • i sentieri, fino alla costruzione della strada che saliva da Villa di Villa, dopo la prima Guerra Mondiale, e solo più tardi di quella del Gaiardin, negli anni 60, costituivano la sola via per risalire dalla pianura al bosco e per collegare le casere; essi erano generalmente delimitati da muri a secco nelle zone ove si attraversavano pascoli e proprietà; alcuni di essi, di particolare importanza, erano di una certa ampiezza e potevano avere dei tratti pavimentati in ciottolato.
  • i muri confinari a secco, in pietra calcarea grigia, si trovano ovunque e sulla montagna spoglia dal bosco e dagli arbusti (come dovevano essere state per molti secoli le pendici delle Code di Bosco), formavano uno spettacolo di linee intersecate fra i pascoli verdi.
  • le casere con le relative stalle, costruite con muri in pietra e malta magra, sono i veri punti di riferimento ai margini delle Code di Bosco e testimoniano la fatica e la miseria del vivere quotidiano di pastori e carbonai.
  • CordignanoVecchiaCordignano e la sua montagna "spoglia" negli anni 20

Negli ultimi 50 anni le mutate condizioni socio-economiche hanno causato una generale contrazione delle attività agricole in montagna, particolarmente evidente nelle nostre regioni ove la maggior parte degli alpeggi è stata abbandonata e progressivamente trasformata in case per il tempo libero.

Non fa eccezione l'area prealpina, ed in particolare anche le Code di Bosco.

L’impronta della mano dell’uomo la si può riconoscere anche nel bosco, pel fatto che la faggeta è pressoché coetanea, frutto dei tagli periodici per lo sfruttamento del legname, in passato (al fine di ottenere carbone), per l'attuale produzione di legna da ardere o, nelle pezzature maggiori, per impieghi industriali.

 

Un luogo nella Storia

Le code di bosco, pur rimanendo generalmente ai margini di una storia che percorre più spesso le vie della pianura o delle vallate più importanti del bellunese o del friulano, sono state comunque un luogo testimone di numerosi eventi:

  • in epoca preromana la zona alla base delle Code di Bosco era abitata dalle genti venete che vi costruirono luoghi di culto ed utilizzarono le prime cime come castellieri e quindi come riferimento per la determinazione dei vari momenti dell’anno solare;
  • in epoca basso medievale, nel 1200, a causa del perdurante scontro tra i Caminesi, che dominavano il trevigiano fino all’attuale territorio di Cordignano e Vittorio Veneto, ed i friulani, in particolare di Caneva, fedeli al Patriarca di Aquileia, fu costruita dai friulani stessi una importante strada di comunicazione con il Vescovado Bellunese, transitante per le Code di Bosco, prima di salire al Cercenedo ed alla Crosetta del Cansiglio; tale strada, avente lo scopo di evitare il passaggio nei territori caminesi, ed i loro percorrenti, furono posti sotto la protezione del Patriarca;
  • durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione tedesca del nord Italia, le Code di Bosco furono sede, come tutto il Cansiglio, della Brigata partigiana Nino Nanetti e teatro di una delle direttrici della controffensiva tedesca di fine '44. Nell’ottobre di quell'anno, le pendici del Col Alt furono quindi teatro di una furiosa battaglia, a ricordo della quale è stato posto un monumento in cima al colle.

 

Un luogo dell'Animo

Le Code di Bosco, come spesso accade per la montagna, furono luogo di fatica e talvolta di sofferenza ma sempre sono luogo di scoperta ed emozione, di meditazione e di abbandono.

Ci sono luoghi che più di tutti gli altri costituiscono fonte di contemplazione ed ispirazione.

  • Il primo di questi è senz’altro la cima del Col Alt, dalla quale si domina tutto il bosco delle Code da un lato e tutta la pianura friulano-veneta dall’altra; come su tutte le cime, ma forse più che su altre cime, qui si è indotti all’abbandono, a sedere sui gradini del monumento sommitale ed a lasciare che lo sguardo scruti lontano, fermandosi sulle lontane Alpi Giulie, sulla pianura, i suoi paesi, sulle nebbie o sulla lama luccicante del mare.
  • Il secondo è l’ingresso del fitto bosco di faggi di alto fusto, situato dietro alla casera Code di Bosco, dove, specialmente d'estate, per un attimo ci si sente intimoriti nel passaggio dalle solari pendici della montagna all’oscurità ed alla freschezza del bosco.
  • Il terzo è il vecchio castagno, detto Castagneròn, nei pressi della casera Code di Bosco, grandioso anche se in parte rinsecchito; nessuno sa dire con esattezza che età possa avere ma la sua secolare presenza dà in qualche modo sicurezza e libera la fantasia riguardo a ciò che potrebbe aver visto durante la sua lunghissima vita.

Ci sono stagioni ed ore che esaltano le Code di Bosco ed il Col Alt, prima fra tutte l'autunno, con i suoi suggestivi tramonti.

  • In autunno la faggeta si accende dei colori dell’oro e del fuoco. La luce radente delle giornate più brevi e l’atmosfera fresca e meno carica di umidità permettono di gustare i colori che si stampano vividi negli occhi e nella mente.
  • Nelle prime ore della mattina d’inverno, invece, si può vedere limpidamente il mare, talmente illuminato da permettere di scorgere in controluce le piccole rugosità degli edifici sulla costa.
  • La primavera porta invece con sé il carico di freschezza del verde della faggeta, appena risvegliata dal sonno invernale, che risalta sul verde scuro degli abeti e sul verde ancora smunto dei prati.

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